LF O 46_Lucio Fontana con le opere Concetto spaziale Natura in terracotta da sx a dx 59-60 N 7 ; 59-60 N 30; 59-60 N 27 ad Albissola

Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana

L'accento sul lavoro con la ceramica, iniziato in Argentina negli anni venti e proseguito poi per tutto il corso della sua vita

Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana

LF O 46_Lucio Fontana con le opere Concetto spaziale Natura in terracotta da sx a dx 59-60 N 7 ; 59-60 N 30; 59-60 N 27 ad Albissola

Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana

L'accento sul lavoro con la ceramica, iniziato in Argentina negli anni venti e proseguito poi per tutto il corso della sua vita

Fino 2 marzo 2026, la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia presenta la prima personale mai realizzata in ambito museale esclusivamente dedicata allʼintera produzione di opere in ceramica di Lucio Fontana (1899–1968; in copertina Lucio Fontana nel suo studio con le Nature – 1959-1960. ©Fondazione Lucio Fontana, Milano, by SIAE 2025) tra gli artisti più innovativi, e a suo modo irriverenti, del XX secolo. Sebbene Fontana sia conosciuto soprattutto per le sue iconiche tele tagliate e bucate degli anni ’50 e ’60, questa mostra pone lʼaccento su una parte meno nota ma essenziale della sua produzione: il suo lavoro con la ceramica, iniziato in Argentina negli anni venti e proseguito poi per tutto il corso della sua vita.

Coccodrillo. 1936-37. Terracotta smaltata e dipinta: verde, rosso e giallo, cm 18 x 130 x 42. Karsten Greve, St. Moritz ©Fondazione Lucio Fontana, Milano, by SIAE 2025

A cura della storica dellʼarte Sharon Hecker, si tratta della prima monografica a offrire un esame approfondito della produzione in ceramica di Fontana. Con circa settanta opere storiche, alcune delle quali mai esposte prima, provenienti da note collezioni pubbliche e private, la mostra intende far luce sulla portata della visione scultorea di Fontana attraverso un materiale come la creta, rivelando come abbia rappresentato, nel corso degli anni, un terreno di sperimentazione ricco e produttivo. La sua produzione ceramica si distingue per la varietà di forme, tecniche e soggetti: dalle opere figurative che rappresentano donne, animali marini, arlecchini e guerrieri, fino alle sculture astratte, il suo approccio allʼargilla recupera i rituali antichi imposti dalla materia, sui quali interviene in modi innovativi.

Battaglia. 1947. Terracotta smaltata, dipinta, e lustrata: amaranto, azzurro e turchese, cm 15 x 39 x 21,5
Karsten Greve, St. Moritz.
©Fondazione Lucio Fontana, Milano,
by SIAE 2025
Medusa. 1938-1939.
Terracotta smaltata, dipinta e lustrata: nero e grigio,
cm 38 x 28 x 15
Verona, Palazzo Maffei Fondazione Carlon
©Fondazione Lucio Fontana, Milano,
by SIAE 2025
Ritratto di Esa. Terracotta smaltata, dipinta e pietra rosa applicata: bianco, marrone e rosa, cm 57 x 43 x 27
Collezione privata
© Fondazione Lucio Fontana,
Milano, by SIAE 2025

Lʼesposizione ripercorre la produzione ceramica di Fontana, toccando due continenti e quattro decenni cruciali, e intrecciando cronologia e temi scultorei in un racconto inedito e dinamico. La sua produzione proteiforme spazia dalle sculture figurative a forme radicalmente astratte, specchio dei diversi contesti storici, sociali, politici e geografici in cui Fontana visse e operò. La mostra mette in risalto la forza materica della creta, liscia, ruvida, incisa, grezza, dipinta, smaltata, tagliata, bucata, e lʼinnovativa capacità di Fontana di intrecciare i linguaggi dellʼarte e dellʼartigianato, del design e della manualità. Non mancano fotografie dʼarchivio che ritraggono Fontana al lavoro, testimonianza di un artista collaborativo, profondamente in sintonia con materiali, processi, persone e luoghi. Ad accompagnare lʼesposizione, un cortometraggio inedito, Le ceramiche di Lucio Fontana a Milano, appositamente commissionato e realizzato dal regista argentino Felipe Sanguinetti. Completa lʼesposizione un articolato programma di attività collaterali gratuite, volte ad approfondire e interpretare la pratica e il linguaggio visivo dellʼartista, realizzate grazie alla Fondazione Araldi Guinetti, Vaduz.